La Masseria Pilano è un’antica masseria pugliese del XVII secolo, collocata in una vasta piana della zona pre-murgiana, a quota 340 m s.l.m., nel cuore del Parco Naturale Regionale “Terra delle Gravine. Il territorio, di circa 235 ettari, è collocato nell’agro tra i Comuni di Crispiano e di Martina Franca, in provincia di Taranto. Il versante montuoso della masseria costituisce il con­fine storico dei comuni di Martina e di Taranto, stabilito il 15 aprile 1359 da Roberto d’Angiò, principe di Taranto, quando con­cesse a Martina un ampio territorio demaniale, in aggiunta a quello del distretto delle due miglia, assegnato nel 1317 dal padre Filippo I. Con l’introduzione del catasto onciario nella metà del Settecento, la masseria fu ripartita fra Martina e Taranto, come risulta nel catasto provvisorio del 1812-1822. Dal 1919, inve­ce, con l’istituzione del comune di Crispiano, Taranto cedette tutta l’antica zona di confine con Martina alla nuova entità territoriale. Il toponimo Pilano è piuttosto recente, la masseria è citata la prima volta in un atto notarile del 9 settembre 1627, precedentemente i territori della masseria prendevano il nome dalla Gravina del Lepore che li attraversa. Nel catasto onciario di Taranto del 1748 la masseria Pilano risulta intestata a Francesco Paolo Motolese, con 40 tomoli di terreni seminativi e con trulli (il palazzo fu costruito dal figlio Domenico nel 1785), con una rendita di 50 ducati; a tale superficie va aggiunta la parte ricadente nel territorio di Martina. Il corpo di fabbrica, variamente articolato fra casa padronale e locali di servizio, presenta strutture edificate in tempi diversi. Il nucleo più antico è certamente quello dei trulli disposti ad angolo retto su due lati dell’odierno cortile in­terno murato. Detti trulli hanno le volte intercomunicanti e i tetti con copertura unificata a doppio spiovente; adibiti in origine ad abitazione del massaro, a depositi e a ricovero degli animali, sono attribuibili ai secoli XVII-XVIII. Nel 1785 Domenico Motolese addossò al preesistente fabbricato la casa padronale, costruita su due livelli e prospiciente la corte, il cui accesso è dato da un grande portale ad arco della stessa epoca. Artisticamente rilevabile è il portalino della casa, riccamente ornato in puro stile rocaille, recante l’iscrizione ANNO DOMINI 1785. Sito presso il tamburo del pozzo della corte costituì l’unico ingres­so della casa fino alla metà del XX secolo, quando fu praticata una nuova apertura per il piano superiore. Esternamente al lato meridionale del cortile, esiste un grande pagliaio a trullo edificato nel 1845, come si rileva dall’iscrizione apposta sull’architrave della porta con arco antistante (ANNO DOMINI 1845). L’interno di questo casellone è un vano di circa 30 mq (compresa, per così dire, l’anticamera) coperto da una candela ardita che è sostenuta da tre ampie ar­cate, oltre che da spessissime murature a secco. Per dimensioni architettoniche è senz’altro da considerarsi uno dei pochi rari esemplari esistenti in tutta la Murgia dei Trulli. Nelle immediate adia­cenze del corpo di fabbrica descritto sussistono altri locali in pietra, fra cui stalle, depositi, capannoni a trulli, costruiti fra l’Ottocento e il Novecento. Fra gli spazi destinati ai servizi, è da notare ancora il vasto chiazzile (spiazzo), antistante i fabbricati, con una grande aia lastricata e datata: una chiancola posta al centro, infatti, reca una croce e l’iscrizione M.A.1890, ossia le ini­ziali di Alberico Motolese che la fece impiantare nel detto anno. Paolo Motolese, figlio di Alberico, cedette la masseria in dote alla figlia Rita nella metà del secolo scorso. Oggi la masseria è di proprietà dei fratelli Palmisano, da sempre residenti a Pilano dove i loro genitori, il dott. Vito Palmisano, commercialista di Crispiano, e la prof.ssa Luisa Ferrara, figlia di Rita Motolese, di Martina Franca, stabilirono la residenza stabile della loro famiglia dopo il matrimonio. La masseria è abitata tutto l’anno da Pierpaolo Palmisano, sempre lieto di accogliere ospiti e visitatori da ogni parte del mondo. L’attività prevalente della Masseria Pilano è l’allevamento di bovini da latte di razza Frisona Italiana, vacche Podoliche Pugliesi e gli splendidi cavalli Murgesi. Fanno parte della Masseria anche i boschi di macchia mediterranea (cerro, quercia, leccio, corbezzolo, erica, ginestra) dove vivono in libertà cinghiali, lepri, istrici, volpi, tassi, faggiani, tordi, beccacce e molte altre specie di volatili. L’azienda è tra i soci fondatori del consorzio “Le Cento Masserie” ed è anche parte integrante dell’Azienda Faunistica Venatoria “San Paolo”. Dalla primavera 2007 la Masseria Pilano è anche Agriturismo e offre la possibilità di soggiornare nelle antiche strutture, ricavate dal restauro delle tipiche stalle e dei trulli del seicento, che circondano il caseggiato padronale con servizio di pernotto e prima colazione. Su un fianco del Monte di Pilano, infine, si apre un’interessante caverna, oggi detta Grotta di Pilano, scoperta ufficialmente nel 1952, ma nota sin dal Settecento. La parte antistante la grotta è un ampio e profondo riparo, alto 5 m; da qui, tramite un disagevole cunicolo, si accede a tre caverne in­terne, che presentano molte diramazioni laterali. Nel complesso grottale fu rinvenuto un abbondante e notevole deposito preistorico: frammenti di ossi (avanzi di pasto) di alcuni animali, ora estinti nell’area murgiana, frammenti d’industria ossea del Paleolitico come selci, punteruoli, scalpelli, lisciatoi, punte di zagaglia, coltelli, frammenti ceramici d’impasto nerastro. Tutti attualmente classificati da una schiera di studiosi.

Ricerca Storica a cura del Prof. Giovanni Liuzzi

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